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Ads.txt e Google Adsense: Guida con codice da inserire nel file per continuare a usare i banner

Ecco il codice da inserire nel file ADS.TXT obbligatorio dal 9 novembre 2017 su tutti i siti che usano Google Adsense

Dal 9 novembre 2017 sarà obbligatorio inserire il codice apposito nel nuovo file ads.txt, se non verrà inserito, probabilmente vedremo l’erogazione dei banner bloccarsi da un giorno all’altro. Ecco il codice da inserire all’interno del file.

Come creare ADS.TXT e il codice da inserire per attivare i banner di Google Adsense

In questa guida spiegheremo come creare il file ads.txt e come inserire il codice apposito. La prima cosa che ci serve è quella di recuperare l’ID Publisher di AdSense che inizia con PUB. Per fare ciò seguiamo questi semplici passaggi:

  1. Entra nell’Account AdSense;
  2. Clicca sulle 3 linee poste a sinistra;
  3. Scegli la voce Impostazioni;
  4. Vai su Account 
  5. Vai su Dati dell’account

Da qui possiamo prelevare l’ID che inizia con PUB- seguito da una serie di numeri. Ora che siamo in possesso dell’ID possiamo creare il file ads.txt seguendo questi passaggi:

  1. Crea il file di testo (ads.txt)
  2. Al suo interno scriviamo quanto segue:
    google.com, TUOCODICE DIRECT, f08c47fec0942fa0 (ad esempio google.com, pub-0000000000000000, DIRECT, f08c47fec0942fa0)
  3. Salva e copia il file ads.txt appena creato neL root del sito tramite FTP (tuosito.it/ads.txt)

Come Funziona il file ads.txt

Il file ads.txt è uno strumento messo in campo dalla IAB, ovvero l’associazione di categoria che raggruppa le principali aziende del mercato pubblicitario e della comunicazione, avente lo scopo di contrastare le frodi che avvengono all’interno del mercato pubblicitario e precisamente in quello digitale.

Grazie al file ads.txt puoi dichiarare pubblicamente quali sono le aziende autorizzate a vendere gli spazi pubblicitari all’interno del tuo sito, in modo tale da evitare che altri soggetti non legittimati immettano sul mercato offerte fasulle.

Ad esempio alcune aziende poco corrette possono mettere in vendita, all’interno di piattaforme dedicate alla pubblicità digitale, delle impressions di spazi pubblicitari contraffatti, dichiarando che appartengono al ‘Sito 1’, ma in realtà vengono erogati attraverso il ‘Sito 2’ generando di fatto traffico spazzatura, ma vendendolo come traffico buono, dato che ad esempio il ‘Sito 1’ è un sito molto appetibile per gli inserzionisti. Per maggiori informazioni puoi accedere alla pagina ufficiale di Google che parla in merito della nuova features.

Luca Chialastri